Nel 1208 Pagano de Parisio, conte di Butera e Avellino, donò alcune terre di Paternò ai Templari di Messina; la concessione fu confermata l’anno successivo da Federico II di Svevia. Tuttavia, nel 1231 Pagano e il fratello Gualtiero de Parisio furono coinvolti nella congiura guidata dal cancelliere Gualtiero di Palearia.
L’imperatore confiscò i loro beni, ma Butera non tornò al demanio, poiché già dal 1229 risultava affidata a Berardo de Ocra.
Questi eventi attirarono l’attenzione di Federico II sulla Sicilia meridionale, in particolare sulla fertile piana di Gela, allora in gran parte abbandonata. L’imperatore decise di valorizzare l’area fondando una nuova città sui resti dell’antica Gela. Nel 1234 egli soggiornò a Butera – come attestato da una lettera inviata a Gregorio IX – e, dall’alto della rocca, poté osservare l’intero territorio fino al mare, seguendo anche i lavori della nuova città, inizialmente chiamata Eraclea e poi nota come Terranova.
Con il passaggio della Sicilia agli Angioini, Butera fu sottratta agli eredi degli Aleramici e restituita al demanio. Alla fine del regno di Carlo I d'Angiò, il territorio risultava sotto il controllo di Gualtieri di Caltagirone. Questi partecipò inizialmente alla congiura anti-angioina che sfociò nei Vespri siciliani, insieme ad Alaimo da Lentini e ad altri esponenti locali, favorendo l’arrivo di Pietro III d'Aragona. Successivamente, però, cambiò schieramento riavvicinandosi agli Angioini.
Scoperta la sua posizione, Gualtieri si rifugiò nel castello di Butera, ma il 3 maggio 1283 fu catturato con uno stratagemma e, pochi giorni dopo, decapitato presso Caltagirone. In quell’occasione, Butera si confermò ancora una volta roccaforte di ribellioni politiche: se nel XII secolo era stata centro di opposizione al potere monarchico, nel XIII secolo divenne punto nevralgico delle tensioni contro il dominio aragonese.
Durante il periodo aragonese la città rimase sotto il controllo diretto della corona. I documenti dell’epoca testimoniano la presenza tra i notabili e i cavalieri locali di numerosi individui di origine toscana, tra i quali iniziò a distinguersi la famiglia Bongiovanni, destinata a emergere nei decenni successivi.
In allegato una rappresentazione di Federico II di Svevia

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